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L’Università nel 1794

L’Università nel 1794. Acquerelli di Zaccaria Re.

L’Università nel 1794. Acquerelli di Zaccaria Re.

 


Il palazzo dell'Università

Nel 1361 Carlo IV, su richiesta di Galeazzo II Visconti, vicario imperiale, fondò a Pavia uno 'Studium generale', con privilegi analoghi a quelli delle scuole di Bologna, Parigi e Montpellier.

In seguito Gian Galeazzo lavorò instancabilmente per consolidare l'istituzione e nel 1389 otteneva da Papa Bonifacio IX un riconoscimento con l'ulteriore privilegio di esercitarvi anche l'insegnamento teologico.

Alla fine del secolo l'Università era ormai fiorente; gli studenti erano numerosi e provenivano anche d'oltralpe.

Lo Studio era costituito da due Università distinte, dei giuristi (Diritto Civile e Canonico) e degli artisti (Medicina, Filosofia e Arti Liberali). A capo dell'Università veniva eletto annualmente un rettore che era in genere uno studente che avesse superato i venti anni.

Si conferivano gradi accademici a tre livelli: il bacellierato, la licenza e il dottorato. Malgrado le difficoltà politiche e gli inevitabili disagi dovuti alle guerre e alle pestilenze, l'Università conobbe nel quattrocento un periodo di grande fioritura. Nel 1412 Filippo Maria Visconti consolidava lo Studio pavese chiamandovi maestri illustri e confermando gravi pene volte a impedire che gli studenti andassero a studiare altrove.

In origine non esisteva un unico edificio destinato agli studi: le lezioni si tenevano nelle case private e nei conventi che offrissero locali adatti, o nello stesso palazzo del Comune. Solo sul finire del Quattrocento Ludovico il Moro destinò allo Studium un palazzo in Strada Nuova appartenuto ad Azzone Visconti.

L'edificio, che confinava con l'ospedale S. Matteo, a seguito della ristrutturazione cinquecentesca (1534) presentava già due cortili a loggiati sovrapposti che corrispondono approssimativamente a quelli attuali di Volta e dei Caduti.

Tra il 1661 e il 1671 ci fu un'ulteriore intervento, ad opera dell'architetto Giorgio Pessina che riorganizzò i doppi portici aggiungendo colonne doriche binate, progettò balaustre decorate con pilastrini per il piano superiore e diede agli archi un inusuale profilo poligonale.

Nel XVIII secolo, Maria Teresa d'Austria, nell'ambito del suo nuovo piano per la migliore direzione e riordino dell'Università' propose una modernizzazione dell'antico edificio. L'incarico fu affidato all'architetto Giuseppe Piermarini che si occupò della facciata e quindi dei cortili dove arrotondò gli archi e sostituì la copertura a cassettoni dei loggiati con soffitti a volta.

Fu durante questo periodo che fu costruita l'aula Foscolo, che fu più tardi decorata da Paolo Mescoli nel 1782.

Nel 1783, l'Imperatore Giuseppe II donò all'Università l'ex Monastero di Leano, una parte del quale fu destinata alla Facoltà di Teologia per la quale Leopoldo Pollack realizzò un autonomo corpo di fabbrica, articolato intorno a un terzo cortile in asse coi due originali dei quali riprese il motivo del doppio loggiato con colonne doriche binate.

Al piano superiore costruì un teatro fisico semicircolare, ora conosciuto come AulaVolta, che era simile al teatro anatomico, oggi Aula Scarpa situato nel cortile di medicina. All'inizio del XIX secolo, anche la parte meridionale del Monastero di Leano fu assorbita dall'Università e Giuseppe Marchesi completò il braccio di fabbrica fino a via Mentana.

Allo stesso architetto si deve la nuova Aula Magna costruita tra il 1845 e il 1850, con un pronao composto di colonne corinzie ispirato al modello di un tempio greco. Nel 1932, dopo che i dipartimenti medici furono trasferiti nella loro nuova sede in Viale Golgi, l'Università acquistò l'ampio complesso del XV secolo che un tempo apparteneva all'Ospedale San Matteo.



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