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aprile - giugno 2009

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Mazzarello P., Rovati C. (2009)

Il contagio vivo. Agostino Bassi nella storia della bachicoltura. Cisalpino

IL CONTAGIO VIVO: Agostino Bassi nella storia della bachicoltura

Una mostra in cui le scienze naturali si intersecano con la medicina, grazie all’intrecciarsi della storia del baco da seta con una delle scoperte che hanno gettato le basi della moderna patologia: il contagio vivo.

Inaugurata giovedì 16 aprile alle ore 16, al museo della Tecnica elettrica dell’Università di Pavia la mostra “Il contagio vivo. Agostino Bassi nella storia della bachicoltura”, è stata curata da Clementina Rovati, direttore del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo pavese.

La mostra, ricca di connotazioni storiche, scientifiche e artistiche, è dedicata ad Agostino Bassi, protagonista a Pavia alla fine del 1700 di quella felice stagione di rinnovamento che gli Asburgo affidarono a maestri eccellenti come Scarpa, Volta e Spallanzani.

Articolata in due sezioni principali, l’esposizione illustra la biologia del baco da seta e il suo sviluppo. Si parte dagli studi sulla biologia del baco da seta compiuti a Pavia da Angelo Maestri, medico ortopedico e preparatore del Museo di Storia Naturale; questi studi si tradussero in una serie di modelli in cera da lui realizzati per illustrare le varie fasi di sviluppo del baco e delle sue malattie, con particolare riguardo al “mal del calcino”, che si manifestava con la comparsa di visibili macchie sul corpo della larva morente che poi si copriva di una polvere bianca simile alla
Queste opere, racchiuse in una decina di quadri in mostra, sono di straordinaria bellezza e rappresentano l’espressione visiva dell’arte in applicazione alla scienza.

A scoprire la causa del “mal del calcino” fu Agostino Bassi: la seconda sezione della mostra illustra la figura di questo pioniere della microbiologia.

Agostino Bassi - Dottore in legge presso la nostra università nel 1798, Bassi era stato allievo del Collegio Ghislieri e studente di Lazzaro Spallanzani e di Rasori, data la sua grande passione per la storia naturale. Dopo pochi anni dal conseguimento della laurea, impedito a esercitare la sua professione da un’affezione oculare, Bassi si ritirò nelle sue proprietà terriere del Lodigiano, impegnandosi a sviluppare esperimenti zootecnici, agronomici e naturalistici. Nel 1807 diede inizio a una serie di prove sperimentali volte a spiegare le cause del “mal del segno” o “mal del calcino”, la devastante malattia che poteva portare a distruzione interi allevamenti. Convinto che la malattia nascesse spontaneamente nel corpo dell’animale sotto l’influenza di fattori ambientali, quali lo stato dell’aria o elementi nutritivi alterati, si impegnò in una serie di infiniti esperimenti e osservazioni durati quasi trent’anni, giungendo infine alla conclusione che il responsabile della malattia era un fungo parassita, una specie nuova a cui Giuseppe Balsamo Crivelli, che lo studiò dal punto di vista sistematico, attribuì il nome di Botrytis bassiana in onore dello scopritore. Bassi scoprì inoltre che il morbo si riproduceva con il riprodursi del fungo, una scoperta di notevole importanza perché la dinamica di propagazione del “mal del segno” poteva rispecchiare quella dei contagi e le conclusioni sperimentali ottenute da questa malattia potevano avere una valenza generale. Riprendendo i suoi studi Bassi giunse ad affermare che tutti i contagi sono prodotti da organismi viventi che si possono trasmettere da un individuo all’altro e qui crescere e riprodursi; applicò questi concetti anche a malattie umane, sostenendo ad esempio la natura infettiva e contagiosa del colera asiatico e la presenza di microrganismi.
La sua fu un’autentica rivoluzione scientifica perché diede origine all’idea forse più influente nella storia della medicina, la teoria microbiologica delle malattie infettive, il presupposto indispensabile per i progressi della terapia antibatterica e dell’antisepsi che hanno cambiato il volto alla geografia demografica dell’umanità. Inserendosi proprio lungo questa prospettiva operativa, Bassi non si limitò a sviluppare teoricamente le sue idee ma cercò anche di applicarle con suggerimenti concreti volti a debellare il calcino e proponendo quelle misure antisettiche che consentivano di distruggere i microrganismi e che potevano avere adozione pratica negli ospedali.

Lungo il percorso espositivo sarà illustrata la biologia del baco da seta, il suo sviluppo e le tecniche di allevamento con riferimenti alla storia della bachicoltura e alla sua rilevanza anche nel territorio pavese.

In collaborazione con l'Unità di Ricerca di Api-bachicoltura, sede di Padova, sarà inoltre possibile osservare dal vivo un esempio di bachicoltura mediante l’allevamento del bombice del gelso nei successivi stadi del suo ciclo biologico.


Pavia 17 Aprile - 4 Giugno 2009

 

 

 

 



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